“Er ist ein recht guter Narr!”

Ma io ora ho bisogno di starmene per conto mio.

Tutto quel frastuono a corte mi distoglie dai miei affari. Io qui sono la regina e regina non significa moglie del re. Regina vuol dire sì essere moglie, sì madre, sì.

Ma vuol dire anche essere reggente, sovrana.

Tutti questi anni di feste e banchetti, a consumare pesanti pasticci di maccheroni sulle ginocchia, tutte le battute di caccia, vissute nei padiglioni umidi e fangosi, ad ascoltare, pur non volendo i pettegolezzi della servitù e non ultime le continue gravidanze, non hanno fatto altro che fiaccarmi e io devo pensare un po’ a me, al governo. All’Austria. 

Certo sì, anche a Napoli a questo regno strano e bellissimo, che fortunamente da quando lo governo è diventato molto più finemente austriaco che tristemente spagnolo, nonostante il mio consorte.

Egli pare infatti che faccia di tutto, pur non facendo assolutamente nulla, in sostanza, per lasciare che il regno sia, in definitiva, essenzialmente napoletano. Forse sta proprio nella sua nullità politica il segreto del suo successo: finora ho lottato di più contro questa bizzarra forma di accidia che contro Carlo di Borbone.

Non vi è alcun dubbio che questo luogo sia più bello di Vienna ma io rimango fedele alla mia città. Le cose qui, anche dopo tanto tempo, continuano ad apparirmi prive di attrattiva e manchevoli di grazia. E perchè non c’è la possibilità di restare un po’ tranquilli a ragionare seriamente sulle cose del mondo, dalle più concrete alle più generali.

Nessuno spazio in questi vent’anni che non fosse sudato, conquistato. Ogni libro, ogni poesia, ogni decisione l’ho dovuta espugnare a colpi di menzogna, sorrisi e strenua forza di volontà. Come questa passeggiata, che posso godermi con il favore del mite clime di primavera e con l’assenza di mio marito. Anche questa passeggiata è stata ricavata grazie ad abili manovre e strategie degne di un generale.

Sono vent’anni che fingo che quasi mi sembra tutto reale. 

Penso a te cara madre, che non ci sei più ormai da sette anni! Penso ai tuoi preziosi ammonimenti. A quando mi scrivesti separandomi dai giochi di ragazza con la mia amata Antoinette “Ora ti tratterò come una persona grande, Charlotte.” E quanto d’adulta mi trattasti Maman, spendendomi qui, appena sedicenne, allontanandomi dai miei affetti e gettandomi in questo paradiso folle, tra le braccia di un marito che non è solo brutto, ma anche rozzo e  incolto. Quel che è peggio è che gli si perdonerebbero tali demeriti se non li avesse accompagnati da una buona dose di superbia!

Mi dicesti “Evita la civetteria. Ricordati che molte cose permesse a una ragazza non lo sono a una donna sposata, per quanto in tutte e due potrebbero essere spregevoli… ” e io qualche spregevolezza l’ho compiuta Maman, ma solo perchè dovevo fingere. Ho dovuto cedere alle spregiudicatezze altrui e alle frivolezze solo per mimetizzarmi. 

Non sono stata in grado di amare mio marito come mi avevi richiesto, ho scoperto che non si può promettere una cosa del genere, tuttavia gli sono stata vicino sempre in questi anni. “E’ l’unica felicità di questo mondo!” sono contenta, che me lo abbia scritto, significa che tu hai amato veramente, l’imperatore mio padre. Io questa felicità non l’ho conosciuta.

Con Ferdinando non è stato così, ho dovuto farmelo piacere. Se non potevo amare a comando quanto meno potevo impormi di farlo sembrare amore. Quando lasciai Vienna ti dissi  che avrei preferito mi gettaste in mare. Quella bambina aveva ragione…ma quella bambina non c’è più.

Al suo posto c’è una donna. Moglie. Madre. Regina.

Charlotte resta nel ricordo di qualche pomeriggio Viennese in scherzi e divertimenti sconvenienti e poco ragionevoli. Al suo posto c’è Maria Carolina- Arciduchessa d’Austria e  regina di Napoli e Sicilia.

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