La servetta lo condusse a casa della giovane, che abitava nel quartiere del Malpertugio, il cui nome lascia intendere quanto fosse onesto. Ma, ovviamente, Andreuccio non sapeva nulla di quel posto, né sospettava alcunché, per cui, convinto di recarsi presso una brava donna, seguì la servetta dentro casa. Mentre saliva le scale, sentì la servetta chiamare la sua signora, dicendo: – Ecco Andreuccio – e quindi la vide affacciarsi in cima alla scala per aspettarlo.

Era ancora molto giovane, alta e con un bellissimo viso, ben vestita e agghindata di tutto punto. Non appena Andreuccio le si avvicinò, lei scese tre gradini con le braccia aperte, gettandoglisi al collo, e lo tenne stretto per un po’, senza dire nulla, come sopraffatta dalla tenerezza. Poi, con le lacrime agli occhi, gli baciò la fronte e, con voce rotta, gli disse: – O Andreuccio mio, tu sii il ben venuto! –

Stupito per quelle carezze così tenere, Andreuccio rispose: – Signora, voi siate la ben trovata! –

La giovane lo condusse subito nella sua camera, profumata di rose e fiori d’arancio e addobbata di ricche suppellettili, secondo il costume di là, per cui Andreuccio si convinse di essere al cospetto di una gran signora.

Quindi, la giovane cominciò a parlare, spiegandogli come mai lui non la conoscesse, né avrebbe potuto riconoscerla. Gli disse infatti di essere sua sorella, e di avere a lungo pregato affinché potesse rivedere i suoi fratelli, prima di morire.

Il motivo per il quale lui non ne aveva mai sentito parlare era semplice: Pietro, loro padre, era stato a lungo a Palermo, da tutti amato per la sua bontà e gentilezza. Ma in particolare era stato amato da una giovane gentildonna, che era rimasta vedova e che, per amore, affrontata la paura del padre e dei fratelli, iniziò con lui una relazione, dalla quale nacque una figlia, lei che era lì, ora, a parlargli.

Quando poi Pietro dovette lasciare Palermo e tornare a Perugia, lasciò la fanciulla con la madre e, pare, non se ne ricordò mai più. Motivo per cui sarebbe stato da biasimare, più per l’ingratitudine nei confronti della madre, che per averla abbandonata. Ma le cose iniziate male, finiscono peggio: la madre volle maritarla ad un uomo di Girgenti, gentile e facoltoso, il quale, però, essendo un guelfo, entrò in relazione con re Carlo, inimicandosi il re Federico. E così lei, che aveva creduto di diventare la più nobile cavalleressa di quell’isola, dovette lasciare la Sicilia. Prese le poche cose che avrebbero potuto portare (poche rispetto a quelle che possedevano), lei e il marito trovarono rifugio a Napoli, dove il re Carlo li trattò con grande affetto, donando loro terre e case, alleviando così, un poco, le loro pene. – E così sono giunta fin qui, – concluse – dove, con l’aiuto di Dio, e non il tuo, posso finalmente vederti. – Quindi lo abbracciò di nuovo con grande affetto, riprendendo a piangere.

Andreuccio, udendo quella storia, raccontata con tanta ricchezza di particolari e senza la minima esitazione o incertezza, osservando il sincero affetto di quelle carezze e di quelle lacrime, e ricordando inoltre che suo padre era stato effettivamente a lungo a Palermo, del resto conoscendo lui stesso il carattere dei giovani e gli errori che si possono commettere, prese per vere tutte le parole della giovane.

Allora le disse: – Signora, vi prego di perdonare la mia meraviglia, io non ho mai avuto notizie di voi, né ricordo di aver mai sentito mio padre parlare di tutta questa faccenda. Nondimeno mi rende assai felice l’aver trovato una sorella, qui, tanto più che mi credevo solo. Non conosco nessuno che possa essere tanto nobile da non affezionarsi a voi, figurarsi un umile mercante come me! Ma vi prego, ditemi solo questo: come avete saputo che io ero qui? –

La giovane gli rispose: – Me lo ha fatto sapere una vecchia che è presso di me e che vi conosce perché a lungo ha servito vostro padre, sia a Palermo che a Perugia. Sarei corsa subito da te, ma ho ritenuto più onorevole che venissi tu a trovarmi in casa tua, anziché io a trovarti in casa di estranei. –

Poi cominciò a chiedergli notizie su tutti i parenti e conoscenti, convincendolo sempre più della veridicità del suo racconto, trattenendolo a lungo ed offrendogli vino bianco e confetti, per rinfrescarsi dal gran caldo. Dopodiché Andreuccio volle prendere commiato, essendosi fatta ora di cena; ma quella diede a vedere di esserne molto dispiaciuta e, abbracciandolo disse: – Povera me! Si vede bene quanto poco ti sia cara! Sei con tua sorella, che non hai mai visto prima, in casa sua, e preferisci lasciarla per andare a cenare in albergo? Nossignore, è deciso, cenerai con me. E nonostante mio marito non ci sia, con mio grande dispiacere, saprò bene farti onore, come te ne può fare una donna. –

Alle rimostranze di Andreuccio, che era atteso per cena, la giovane rispose che, grazie a Dio, in casa non mancavano servi per mandare un avviso in albergo e, anzi, sarebbe stato più cortese invitare anche i suoi amici per cena. Andreuccio rispose che quella sera non avrebbe voluto nessun’altra compagnia ma si sarebbe rimesso alla sua volontà. Così lei finse di mandare qualcuno in albergo ad avvisare che Andreuccio non fosse atteso per cena; quindi, dopo aver parlato ancora a lungo, si misero a tavola, dove furono servite diverse splendide vivande, così da trattenere astutamente l’ospite fino a notte fonda.

Quando ebbero terminato la cena, Andreuccio volle accomiatarsi, ma la giovane disse che non glielo avrebbe mai permesso, poiché Napoli non era una città in cui girare di notte, soprattutto per un forestiero. Così Andreuccio, al quale piaceva la compagnia di quella che credeva fosse sua sorella, si convinse a trascorrere la notte lì. I due si trattennero a discutere ancora per molto, dal momento che gli argomenti di conversazione non mancavano e poi lei gli mostrò la camera da letto, gli lasciò un ragazzino affinché non avesse a mancargli nulla e si ritirò nei suoi appartamenti, seguita dalle sue serve.

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