Sono salito su questo treno in anticipo, solo, prima di tutti gli altri, per godermi l’odore di queste carrozze antiche, le aspettative e i desideri puri che precedono ogni partenza, lo spettacolo del via vai di persone che a poco a poco riempiono i posti a sedere, in attesa del fischio. Uno scorrere lento, di bellezza e paesaggi, uno scorrere di immagini e di volti che si intrecciano, si sovrappongono, forse, per qualche attimo, per poi continuare a scivolare lungo il viaggio, come un nastro che scorra lungo lo schermo del finestrino.

Questo viaggio è l’inizio di un’avventura: nella vita non siamo, in fondo, tutti passeggeri che si ritrovano – per caso? – a condividere un tratto di strada insieme, lo stesso vagone, i posti vicini? Osservare per pochi momenti lo stesso scenario che si presenta al finestrino, scambiare magari due parole prima di accomiatarsi per scendere alla propria fermata, condividere in qualche modo la stessa sorte, prima che le strade si separino nuovamente.

Amo scorgere sui volti di ognuno, i segni che ne fanno il protagonista di una storia: nello zaino di uno studente, nel sorriso di una fanciulla, nello sguardo che si scambiano il marito e la moglie, ogni dettaglio rimanda a una rete infinita di storie che, per miracolo, convergono qui, in questo preciso istante, sul vagone di un treno che ci destina a una meta solo in parte prevedibile, spesso solo immaginata o sognata, a volte temuta – ma in ogni caso non è mai totalmente in nostro potere il raggiungerla.

Sono salito su questo treno in anticipo, cercando volutamente il silenzio che precede al caleidoscopio di voci e immagini che a breve lo riempiranno di storie, di emozioni ed esperienze, di vita, perché credo che la nostra vita stia scorrendo troppo frettolosamente. Ognuno di noi, al di là della professione, dell’età o del sesso, del colore della pelle, al di là dell’estrazione sociale e della ricchezza – ognuno di noi ha un compito, ognuno è il protagonista di una vicenda che si svolgerà sul percorso di questo treno che è la vita. Mi sembra che l’umanità abbia perso, in generale, la consapevolezza che ognuno di noi ha un dono, un piccolo seme divino, che lo rende il protagonista assoluto di una storia tutta da sviluppare – e nella mancanza di questa consapevolezza finiamo col vivere vite prive di un senso condiviso. Ma in realtà non è così, è solo che non ci diamo il tempo di ritrovare il filo delle nostre storie, non ce le raccontiamo più e per questo non ne scorgiamo il senso.

Ecco, sono salito su questo treno in anticipo, con l’intenzione di lasciare alcuni piccoli oggetti: un presente, un piccolo dono che è un invito a prendersi tempo e che, mi auguro, avrà la capacità di farci essere presenti, qui, insieme. Un gioco che, sviluppando e intrecciando insieme le storie delle persone, le leggende dei luoghi, le vite dei santi, ci suggerirà forse il senso intimo che, per un attimo, potremo scorgere oltre il fluire confuso dei mille passati e dei mille avvenire che si intrecciano qui, ora.