M’han parlato col cuor, qui ad Isernia.
L’hanno pagato quattromila morti
Il nuovo respiro della città
Qui, dove fu la Fontana Fraterna,
Or’è una piazza, vi giocano i bimbi.
L’antica via, dove il colle discende,
Ricomincia dalla torre romanica.
Quattro, avvolti nel pallio, dissepolti
Seniori d’una nobile provincia,
Ai quattro angoli della maschia porta
Impongono: – Rispettate gli anziani!
Mi han parlato col cuore, qui ad Isernia,
In tanti, e mi sentii inverdire, addosso,
Gli stinti panni di guerra del quindici,
Quando infittivan reggimenti
Come di foglie, è canto d’Ungaretti,
Su cui passava l’autunno.

[Carlo Betocchi, Isernia, in Il vetturale di Cosenza ovvero viaggio meridionale, 1955] 

Abitata da almeno 700.000 anni, Aisernio, poi latinizzata in Aesernia, fu capitale della Lega Italica e uno dei centri più fiorenti del territorio sannita. Città fiera e indomita, oppose resistenza ai Francesi che tentarono di conquistare il Regno di Napoli e nel 1860 fu protagonista della reazione borbonica anti-unitaria. La repressione piemontese costò la vita a 1245 persone, tra scontri e fucilazioni sommarie. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, subì uno dei più pesanti bombardamenti alleati, il 10 settembre 1943, che distrusse circa un terzo dell’abitato e causò 4000 morti tra i civili.

La città è ricchissima di monumenti e siti di interesse storico, a cominciare dal Museo del Paleolitico, che raccoglie le testimonianze di uno degli insediamenti più antichi dell’intera Europa mai ritrovato, o il simbolo stesso d’Isernia, la Fontana Fraterna, probabilmente ricavata da un’antica tomba etrusca. Passeggiando nel centro è possibile attraversare tutte le epoche, dalla città romana a quella longobarda, dal periodo svevo, in cui Federico II le diede grande importanza, all’epoca borbonica. E poi ci sono ancora i segni del passaggio di San Francesco che qui soggiornò diversi giorni, edificando una chiesa e riparandosi in un’angusta cella nella chiesa che attualmente gli è dedicata. Né mancano opere più recenti, come l’auditorium o L’incontro, monumento realizzato dallo scultore Pietro Cascella, che riesce a rappresentare molto vividamente l’anima stessa della città, fondata su un incontro di strade e culture che si incrociano e si intersecano.

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