Ritorno spesso qui, ad ammirare i ricami del mio palazzo, bellissimo anche adesso che è corroso dall’aria salmastra e dal tempo. Era il 1700 quando lo acquistai, per 18000 ducati, dopo la morte dell’ultimo erede dei Guzman Carafa, il principe Nicola. Fui io a chiamare i migliori artisti, il Fuga, il Sanfelice, il Nauclerio, per decorare la facciata, realizzare l’arco, in pietra lavica, ed il portale interno. E poi i numerosi dipinti del Bardellino, del Fischetti e del Diano. Per quanto fosse imponente, era un edificio malconcio, quando lo acquistai, dopo che, mezzo secolo prima, era stato assaltato dai lazzari in rivolta, guidati da Masaniello, e dopo essere stato a lungo adoperato come un lazzaretto durante la peste.

Non ho potuto viverlo come avrei voluto, sempre in giro per battaglie e missioni diplomatiche… Ah! Una vita avventurosa, non c’è che dire! Sempre fedele alla Corona spagnola, ho combattuto nella battaglia di Luzzara, difeso Gaeta nell’assedio del 1707. Catturato e liberato, fui a Madrid, alla corte di Filippo V, quindi lungamente in missione a Parigi, quale ambasciatore, ovvero quale principale agente di quella che è passata alla storia come la Congiura di Cellamare, per destituire la reggenza di Filippo d’Orléan.

Ad ogni modo, non sono qui per raccontare delle mie imprese. La scorsa notte, come in un sogno, mi è apparsa una bellissima fanciulla: “Chi siete, inganno evanescente della notte?” le ho detto. Il volto gentile le si allargò in un sorriso e così mi rispose: “Antonio – come in un sibilo – sono Aurelia, tua zia…”.

Riuscii ancora a provare un brivido – o quanto meno il ricordo di un brivido. Mia zia Aurelia era morta nel fiore degli anni, bellissima, così come mi era apparsa la scorsa notte. Com’era giunta a me e per quale ragione? Cosa può dire un morto a un altro morto?

Ora, nella vostra vita frenetica e disordinata vi sarà capitato di rado di ascoltare le voci dei fantasmi. Eppure, se siete qui, nel silenzio in mezzo al caos, avete fatto ben più di un passo avanti perché, in effetti, significa che già siete disposti a prestare orecchio alla voce del tempo – che narra, e narra, anche nel silenzio di chi non vuol sentire.

Ebbene, è questa una storia di fantasmi nei fantasmi, ché tutto a questo mondo è transitorietà! Il Fantasma che vi sta parlando è quello di Antonio del Giudice, principe di Cellamare, e qui sono per rendere giustizia alla mia giovane zia Aurelia… ma se volete continuare ad ascoltare dovete ridiscendere questa strada e proseguire verso il cuore della città.