Veglia

Veglia

Caduto per primo mi rialzai che era già tutto buio e silenzio. Li ho osservati per  millenni dormire sepolti nella pietra deflagrata.
Tutto si fermò, in un solo istante, e il legame divenne immortale.
Vegliando su di loro ho imparato molte cose.
Non potevo più vederli, non con gli occhi. Ma la loro presenza, così viva, la percepivo con altri sensi che questa nuova condizione mi aveva donato. Sono caduto per primo, soffocato dai gas e dalle ceneri ma in una nuova vita il loro pensiero mi ha convinto a rialzarmi e così  sono rimasto a guardare la cenere scura che mano a mano li ricopriva.

Dormirono così, sotto una coperta di pietra  fin quando la luce e il freddo non ci colsero in forme nuove. Non so per quanto tempo il vuoto dei nostri corpi è rimasto diviso. So che a me è sembrato un’eternità.

Adesso siamo di nuovo uniti, scoperti a occhi sempre diversi a un tempo nuovo, che non riesco a riconoscere, di cui non ho memoria. Tutto scorre inafferrabile. Tutto incede come i passi.

Solo il legame resta.

Io sono la veglia. Padre per tutta la vita, e oltre…

 

Autrice: Testo originale di Marina Nardone