Lo cunto serrà d’Aquila, magnifica cittade
Et de quilli che la ficero con grande sagacitade.
Per non esser vassali cercaro la libertade
Et non volere signore set non la magestade

(Si racconterà dell’Aquila, magnifica città / e di quelli che la fecero con gran sagacità. / Per non essere sottomessi cercaron la libertà / e non vollero signori se non la Maestà)

[Da Buccio di Ranallo, Cronaca aquilana rimata]

L’Aquila è l’unica città del Regno di Napoli a vantare una materia letteraria interamente dedicata alla sua
storia, nota come Cronache aquilane, risalenti allo scrittore medievale Buccio di Ranallo, che ne scrisse una in versi, raccontandoci le vicende della sua fondazione. Sebbene l’area fosse abitata già dai Sabini e dai Vestini, e quindi conquistata dai Romani che vi fondarono Amiternum, l’attuale città risale al 1254 e fu fondata su volere di Federico II che esortò i castelli di Amiternum e Forcona a unirsi dando vita a un
Universitas che fosse in grado di contrastare le prepotenze dei baroni locali. Secondo la leggenda,
inizialmente dovevano unirsi 100 castelli, ognuno dei quali avrebbe eretto una chiesa, una fontana e una piazza ma, all’ultimo momento, uno dei castelli si tirò indietro. Ed è per questo che, da allora, la città avrebbe 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane. La fontana delle 99 cannelle commemora appunto questa unione, mentre ancora oggi la torre civica batte 99 rintocchi.

Fu scelto quindi un luogo, noto come “Acquilis” o “Acculis”, per l’abbondanza delle acque (corrispondente
all’attuale Borgo Rivera), da cui derivò il nome di Aquila (fino al 1939 senza alcun articolo), che volutamente
univa al toponimo originario un rimando all’aquila imperiale degli Hoenstaufen, che ne promossero la
fondazione. Ironicamente, però, fu proprio uno Svevo, Manfredi, che la rase al suolo nel 1259, punendola
per essersi schierata col papato nella contesa con l’impero. Fu quindi ricostruita per volere di Carlo d’Angiò, che nel frattempo, giunto in appoggio del Papa, aveva conquistato il regno di Napoli.
Sin dalle origini, dunque, L’Aquila ha dovuto superare molte vicende drammatiche: assedi, guerre, terremoti, come quelli devastanti che la colpirono già nel Trecento. L’ultimo tragico evento è il disastroso terremoto del 2009 che ha colpito anche il centro, per cui è ancora parzialmente interdetto. Tuttavia, L’Aquila ha sempre dimostrato, nei secoli, di saper rinascere dalle proprie ceneri, fedele al suo motto:
immota manet. Ancora oggi, infatti, conserva un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore,
mantenendo inalterato il fascino delle sue origini medievali. I suoi edifici religiosi sono resi ancor più
affascinanti dalle simbologie che richiamano l’iconografia templare, come nella misteriosa e bellissima Basilica di Santa Maria di Collemaggio, fortemente voluta da Pietro da Morrone che la scelse per essere incoronato papa, il 29 agosto 1294, col nome di Celestino V, e che volle istituirvi la Perdonanza, un’indulgenza plenaria per tutti coloro che vi si recano tra il 28 e il 29 agosto.

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