Introduzione

Queste piccole suggestioni narrative non vogliono essere altro che delle pennellate intinte nel colore indefinito delle emozioni che le sopravvivenze della vita pompeiana suscitano.

Non restituiscono voce ma echi.

Non raccontano la vita dei protagonisti prima del disastro e non ricostruiscono gli istanti della morte.

Esse sono pensieri fantasmatici dei millenni di vita trascorsi nel ventre della città sepolta.

Di Pompei si parla sempre del prima e del dopo ma mai del durante: di quei secoli di buio e dei silenzi sacri che hanno continuato a vivere nel sottosuolo, parallelamente alla quotidianità che via via si ricrea a fino a restituirci questa cittadina nella sua meravigliosa essenza: una città nella città. Un istante eterno incastonato nella temporalità quotidiana.

Assenza/presenza; pieno/vuoto; voce/silenzio; corpo/fantasma; attimo/”eternità; luce/buio.

Sono solo alcune tra le suggestive dicotomie che emergono a pelo d’acqua dalla fonte sorgiva di questa città. A voi il compito di combinarle, in pensieri ed esperienze nuove: questa è la sfida.

Infine permetteteci di annotare su questo taccuino virtuale due appunti sui calchi.

Essi recano con la loro testimonianza la trascendenza della vita. Queste piccole narrazioni che li accompagnano sono state pensate anche nel rispetto delle posizioni e di alcune peculiari caratteristiche proprie dei calchi selezionati.

Il calco del cane ad esempio è tra quelli che sono stati trovati senza ossa, una premura che forse proprio il Fiorelli ebbe come forma di rispetto per i resti effettivi, prima di catturare il vuoto lasciato dai corpi delle vittime nella terra. Sappiamo che il cane era legato al momento del disastro e che probabilmente la posizione in cui lo abbiamo rinvenuto non è esattamente quella in cui ha perso la vita. Ancora, il monologo dell’orto dei fuggiaschi, a quanto risulta dagli esami scientifici  riguarda effettivamente una famiglia – padre, madre e figlio- ed è meraviglioso il modo in cui l’uomo osserva la fine dei suoi cari. Si potrebbe continuare, ma quel che conta è, che dietro ogni scelta narrativa ci sono motivazioni che hanno tentato di preservare la veridicità delle testimonianze.
Questi aspetti ci danno la cifra della portata di senso che recano i calchi:
risulta quasi impossibile elencare tutte le suggestioni, le riflessioni e le emozioni che queste sopravvivenze ci hanno restituito.
L’invenzione del Fiorelli è un dono immenso all’umanità, la sua operazione di recupero è tanto ricca di significato che provare a verbalizzarlo ci provoca una vertigine.
E’ in questa vertigine che vorremmo provare a immergerci: la presenza che è rilevata nel riempire un vuoto lasciato dall’assenza. Un capovolgimento di senso, sensi e sensazioni totale
Pompei ha vinto il tempo, lo ha avvinto, dissolto come ha dissolto l’orizzonte che separa il trascendente dall’immanente, la materia dal vuoto, il virtuale dal reale, facendo veramente del presente – di oggi come allora- un dono.