Piazzale del Convento

 

Da qui passarono Domenico e Gioacchino, portando notizie della rivolta di Pago Veiano

 

 

Non so se scriverò mai un romanzo. E non so se lo scriverò su questa storia. Ma, mentre ripercorro questi luoghi, non posso fare a meno di figurarmeli come allora, quel lontano 7 agosto 1861. Dovevano trovarsi qui, credo, alle Gregarie, uno spiazzo ampio, fuori dal borgo, dove si riunivano le greggi. Qui non c’era nulla, allora – solo l’ampio orizzonte sulle colline. E il Taburno là di fronte, come un pugno scagliato dal cielo sulla terra. Una donna distesa, dicono – un muscolo teso, pare a me, un nervo raggrumito della terra. Di là, il Matese, e i boschi di Mazzocca. Da giorni correvano voci: Cosimo Giordano aveva lasciato il Toppo delle Felci. Così avevano fatto Padre Santo, Pilorusso, e le altre bande. I liberali tremavano, ma i pastori e i contadini fremevano: si stava avvicinando l’ora del riscatto. In Basilicata, in Calabria, in Puglia – tutto il Regno si stava sollevando. Domenico Brindisi aveva detto che i comitati borbonici a Roma e a Marsiglia stavano inviando armi e uomini. L’esercito austriaco sarebbe presto arrivato a scacciare gli invasori. E un sacco di gente si era unita alle bande sul Matese: pastori, contadini, ex militari, stanchi di sopportare lo sfruttamento dei liberali e dei doppiogiochisti. Anche Antonio e Franco avevano lasciato la masseria e si erano dati alla macchia. Forse si erano uniti a Cosimo Giordano. Li chiamavano briganti ma erano legittimisti e patrioti – volevano la loro terra, la terra che i garibaldini avevano promesso di ridistribuire, e che invece veniva sottratta al demanio e rivenduta ai liberali. Paduli si era sollevata il giorno prima, e aveva issato la bandiera borbonica, senza colpo ferire. Tutti avevano agito di comune accordo. E ora arrivavano a cavallo Domenico e Gioacchino: venivano da Pago Veiano. Era scoppiata la rivolta! I loro occhi brillavano. Senza aggiungere altro, spronarono i cavalli verso il paese. Lui e Giovanni si guardarono e capirono. Subito corsero anche loro, verso la taverna.

Testo originale di Diego Rossi