Sono a Sulmona, una delle tre città della campagna peligna; è una piccola località, resa
però salubre dalle acque che la irrigano. Anche se il sole, avvicinatosi alla terra, vi apre
delle fenditure e la canicolare stella di Sirio sfolgora implacabilmente, nei campi peligni
scorrono limpide acque e nel molle terreno l’erba verdeggia rigogliosa. È una regione ricca
di biade e ancor più ricca di viti, qualche campo isolato produce anche l’olivo sacro a
Pallade e fra le erbe, sempre rinascenti per lo scorrere dei ruscelli, una verde coltre
ricopre il terreno intriso l’acqua.

[Da Ovidio, Amori, II, 16]

Importante oppidum della Valle Peligna, Sulmona sarebbe stata fondata, stando a quanto dicono Ovidio (che vi nacque nel 43 a.C.) e Silio Italico, da Solimo, uno dei compagni di Enea, in seguito alla distruzione di Troia.
Monumento simbolo di Sulmona è senz’altro l’Acquedotto Svevo, che è una delle tante opere pubbliche realizzate dagli Svevi. Con gli statuti di Melfi, infatti, Federico II fece di Sulmona uno dei centri più importanti del regno. Sulmona fu protagonista, nel Medioevo, anche per le vicende di Pietro da Morrone, ovvero papa Celestino V, la cui cella è ancora visitabile nell’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone.
Nonostante l’ostilità degli Angioini che non perdonarono a Sulmona la fedeltà agli Svevi, la città continuò a crescere anche in seguito e conserva ancora oggi tutto il fascino di un borgo medievale, per quanto non manchino magnifici esempi di arte barocca, caratteristici dell’epoca borbonica.
Durante l’occupazione tedesca Sulmona assunse un ruolo cruciale per la mobilità delle truppe, trovandosi peraltro nei pressi della Linea Gustav. D’altra parte fu protagonista della Resistenza partigiana.
Il campo di concentramento 78 di Fonte d’Amore, costituisce a tutt’oggi una testimonianza toccante delle vicende della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

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