La dolce accoglienza del Sannio

“Raccontaci ancora della guerra Nonno!”

“Sì di come hai fatto prigioniero quel soldato sannita! “

“E del tuo amico che ha mozzato la testa al nemico e…”

“Di quando hai perso il gladio e hai continuato a combattere con le mani …”

“Di tutte le cose che vi ho raccontato vi ricordate sempre quelle più violente e sanguinose, e avete ragione. In guerra accadono veramente tante cose brutte…ma è un male necessario. Tuttavia, Adesso non mi va di ricordare cose spiacevoli, sono così, circondato dai vostri abbracci e dai vostri dolci baci e me li voglio godere un po’!”

“In guerra succedono solo cose brutte nonno?”

“La guerra è come la vita, accadono cose brutte e cose belle.”

“ Raccontacene una bella, allora!”

“ Ebbene, questa non l’ho mai raccontata a nessuno. Ascoltate. Ci trovavamo in una zona, un Touto come lo definivano i locali, denominato Cenna. Questa area era nostra alleata ma si trovava all’interno di un territorio presidiato dal nemico. Poiché questa regione aveva deciso di stare dalla parte di Roma i Sanniti, popolo di contadini ma anche di valenti guerrieri e gladiatori come vi dicevo, decisero di assediarla.”

“Sii mi ricordo, questo è il punto in cui il vostro comandante viene creduto morto.”

“Ricordi bene, Decio, era proprio durante l’assedio di Cenna: Eravamo circondati. Non avevamo praticamente vie di fuga. Il nostro esercito fu costretto alla ritirata. La zona fu praticamente messa a ferro e a fuoco. Ma non tutti riuscivano a fuggire!”

“Tanti morirono fieramente sotto i colpi del gladio nemico! Zac! Zac! Zac! ”

“…ma tanti si salvarono anche, tra cui io. Riuscì a trovare un rifugio che mi salvò la vita. Il mio desiderio era fuggire da Cenna e recuperare i dispersi per ricompattare lo schieramento. Tuttavia non potevo muovermi, ero ferito e un manipolo di Sanniti si era accampato nelle vicinanze rendendomi impossibile la fuga!”

“ E come hai fatto nonno?”

“Sono stato per 3 notti e 3 giorni in attesa che l’accampamento nemico si spostasse, nascosto in una buca nei pressi di una cisterna ormai abbandonata. Avevo una profonda ferita alla gamba ma la cosa più grave è che non avevo né cibo né acqua. All’alba del terzo giorno ero stremato, credevo sarei morto. Poi gli dei vollero concedermi ancora una possibilità e così mi inviarono quel che all’inizio pensavo fosse un Lares.”

“ Era uno spirito? Un fantasma?”

“ Era qualcuno della famiglia che avevi conosciuto, nonno?”

“Io pensavo che fosse una visione e invece era fatto di carne e ossa.”

“ E chi era nonno?!”

“Un bambino, dell’età tua Cornelia. Un bambino sannita.”

“ E come un bambino ha potuto aiutarti nonno?!

“Facendo la cosa più semplice del mondo: mi portò da bere e da mangiare. Quando mi apparve, sporco e gracile avvolto da modeste stole di lana, recava con sé dell’acqua e un piccolo cupedo, un dolcino che immediatamente mi fece recuperare le forze. Era croccante e delizioso fatto di frutta secca e di miele. Il ricordo di quel sapore mi ha accompagnato per anni…”

“Un dolcino come quelli che mangiamo durante i Consualia!”

“Sono proprio loro! Quando sono tornato dalla guerra non mi andava di magiare null’altro. Per quanto girassi nei mercati, anche tra i banchi di terre lontane non riuscivo a trovare nulla di eguagliabile. Alla fine mi sono rivolto a una liberta sannita che è riuscita a ricrearne il sapore. Il vostro nonno goloso ha quindi predisposto che ogni festività solenne, soprattutto i Consualia, che celebrano i raccolti, sia accompagnato da quel piccolo assaggio pieno di dolcezza, da quel minuto gesto di grazia che ha rappresentato per me la salvezza e che testimonia l’accordo tra i popoli.”

 

 

 

Un minuto di Seren(dip)ità

 

Avete presente quella sensazione, inequivocabile eppure abbastanza comune ma che capita poche volte nell’arco di una vita, per la quale trovate qualcosa di inaspettatamente desiderato o importante quando in realtà cercavate tutt’altro?

Quella sensazione ha un nome e si chiama Serendipità! In ambito scientifico indica la scoperta, durante una ricerca, di qualcosa di diverso dall’oggetto di studio, inaspettato quindi ma altrettanto importante.

Ecco, chi ha avuto la grazia di provare questa meravigliosa sensazione sa a cosa mi riferisco.

Sono in Olanda da diverso tempo. Ho un ottimo lavoro e faccio una vita più che soddisfacente. Non mi manca nulla…a parte forse le montagne della mia terra.

Ero tornato da poco dall’Italia dopo le vacanze e alcuni amici provenienti da diverse parti del mondo avevano organizzato una cena. Sono solito portare con me qualche dono della mia terra e così faccio anche quel giorno. Sistemo tutto sulla mia bici e pedalo lentamente verso la mia tranquilla serata, dove già so, si parlerà del più e del meno sorseggiando una birra trappista mentre si riscalda la raclette. Certo, non si parlerà molto di cibo (solo noi italiani siamo capaci di parlare di cibo finanche a tavola).

Mi sento tranquillo, rilassato, come sempre. Tuttavia, l’orizzonte dei paesaggi olandesi mi appare più piatto del solito. Sarà che ho ancora davanti agli occhi i profili del Paternio, del Taburno e del Matese che amo osservare quando ritorno a casa. Picchi animati che si levano come fossero una solenne trinità, nel cielo terso del Sannio.

Ecco, raggiungo la mia destinazione. Saluto i proprietari di casa che accolgono, come sempre, con  estremo piacere i doni che ho portato dall’Italia.

La serata, piacevole si svolge come previsto, quattro chiacchiere, prevalentemente di lavoro, qualche risata, birra e raclette.

Inaspettatamente però viene introdotto a un certo punto l’argomento cibo.

Inizia a svolgersi una piacevole diatriba su quale sia la tradizione cioccolatiera migliore in Europa. La conversazione si volge inizialmente con toni molto pacati e distesi fino a che a un certo punto non scatta a un certo punto una gara su quale paese faccia il cioccolato migliore: una carrellata di termini deliziosi, praline, nougatine, ripieni…Ovviamente gli Olandesi, in netta superiorità, decantano le loro produzioni a scapito degli amici belgi e francesi. Un giovane piemontese tenta di tirarmi sul fronte italico giocandosi la carta del gianduia e cercando di convincermi a stare dalla sua parte. Un austriaco ribatte deciso con le Mozartskugeln e un siciliano molto simpatico dopo aver dichiarato che l’unico vero cioccolato è quello di modica commenta il tutto con “Meno male che non ci sono svizzeri a tavola!”. I botta e risposta si susseguono in maniera vivace: io ascolto, senza proferire parola. Alquanto divertito da questo insolito fuori programma.

Quando a un certo punto hanno esaurito gli argomenti, arrendendosi di fronte alla varietà delle tipologie che il mondo ci offre per essere felici. “A questo punto – dico – manca solo il dessert.” Offro quindi ai commensali i miei piccoli doni. I croccanti torroncini del mio paese.

Il silenzio dura solo un minuto. Poi inizia di nuovo un vivace vociare di domande e apprezzamenti.

In quel solo minuto, fatto di silenzio e soddisfazione raggiungo questa conclusione: La serendipità è come un croccantino!  La dolcezza ti arriva nel cuore all’improvviso e la trovi senza in fondo sapere che era proprio quello che cercavi.Una piccola coccola del palato è qualcosa di semplice ma che ti appartiene come la felicità.

Quanto a me ciò che non pensavo di trovare era proprio questo: un legame con la mia terra che mi permettesse di ritornare.

Sorprendente è la varietà

ma la tipicità è unica

è la chiave di casa

Il profumo rinnovato di qualcosa di mitico

Il sapore delle proprie radici e la consistenza delle tradizioni.

Tutto questo è possibile farlo comprendere attraverso il gusto: pensateci! Possiamo studiare la storia di un paese ma quanto comprendiamo grazie a un solo assaggio?

Mentre guardavo quei volti soddisfatti ho capito che dovevo fare ritorno alla mia terra, al mio Sannio, a San Marco dei Cavoti.

E così ho fatto.

Penserete: “è bastato un torroncino?”

Molto di più: mi è bastato un minuto, un delizioso minuto di Seren(dip)ità.

Scopri di quanti minuti è fatta la felicità
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